Intervista a INVERNOMUTO

Per il secondo giorno di Teach Me vi propongo l’intervista fatta ad Invernomuto, artisti che lavorano con musica e video.

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_Il vostro nome, Invernomuto, è insolito e riesce a comunicare un’atmosfera molto particolare. Perchè avete deciso di chiamarvi in questo modo? Cosa riflette del vostro progetto?
Il nome Invernomuto è contenuto nel romanzo “Il Neuromante” di William Gibson, caposaldo della letteratura di fantascienza della seconda metà del ‘900. Detto ciò, l’abbiamo scelto non per le sue referenze storiche ma appunto per la capacità evocativa e climatica contenute nell’accostamento delle due parole “inverno” e “muto”. Invernomuto emana il paesaggio, in tante possibili forme, e per noi è questo è centrale; anche se, queste parole, osservate a sei anni di distanza, hanno su di noi un triste effetto post-rock.

_Quali sono state le esperienze precedenti alla vostra unione? Insomma, cosa facevate prima?
I nostri background sono essenzialmente musicali: Simone T. in area punk, componente attivo di molte band verso la metà dei ‘90 fino ai primi ‘00, e fervente manipolatore di carta e xerox; Simone B. a tredici anni ha acquistato un mini-disc per memorizzare skit di Bassi Maestro, ma è finito nel lago dietro casa a registrare il canto delle rane.

_Il vostro progetto artistico è complesso e ricco di aspetti interessanti ma come vi inserite nel panorama lavorativo? Vi dedicate unicamente a questo oppure svolgete altre attività in parallelo?
Abbiamo una società con la quale ci occupiamo di servizi di comunicazione; la nostra formazione e attività artistica consentono attività parallele di art direction e progettazione audio video. In qualche modo le strade si intrecciano, e in alcuni casi finiscono per collimare.

_Vi occupate anche del progetto ffwd_mag. Ci dite qualcosa degli aspetti pratici che lo riguardano? Intendo dire, come riuscite a pubblicarlo? Vi autoproducete? Lo distribuite o è possibile acquistarlo unicamente con una richiesta via e-mail?
ffwd_mag nasce come un progetto editoriale ma diventa uno strumento per fare ricerca, un magazzino, che corre parallelo alla nostra produzione artistica, e la amplia; le collaborazioni esterne aiutano questo processo.
L’aspetto produttivo è centrale: con gli ultimi due numeri siamo riusciti ad accorparlo a progetti più ampi evitando l’autofinanziamento. La distribuzione – oltre che on demand via e-mail – è ‘manuale’, anche se ffwd_mag si trova in alcuni importanti bookshop europei.

_Ci raccontate qualcosa di inedito su questo magazine che definite “il più lussuoso laboratorio di ricerca editoriale di indiscipline artistiche internazionali prodotto in Italia”?
La definizione è di Andrea Lissoni. Ogni uscita è inedita, e produrla è una necessità. Per com’è stato concepito non ha regole da rispettare, nè di formato, nè di tempi.

_Dareste un consiglio spassionato a chiunque si senta in bilico tra il mondo dell’arte e quello della comunicazione?
Uno dei nostri ultimi lavori si chiama “Catch me when I fall”. Perciò: state in bilico, cadete pure, fatevi male, è tutta salute.

scritto da: Giuliana Tammaro

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